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September 07 Xtutti i miei amici e tutti i visitatoriAugust 29 .....July 04 Buon Fine Settimana A TuttiJune 08 La storia di Come D'IncantoIl 21 Novembre del 2007 usciva negli Stati Uniti questo film, esattamente un mese prima che ricorressero i settant'anni dall'uscita di "Biancaneve e i Sette nani". Forse è solo una coincidenza e forse è uno dei mille riferimenti che "Come d'Incanto" presenta verso le sue origini: le fiabe Disney! Si tratta di uno dei primi progetti messi in cantiere dalla gestione di Bob Iger ed è un incoraggiante biglietto da visita, senza dubbio. Il richiamo alle radici più profonde dell'impero disneyano è messo in primo piano fin dai primi secondi con il ritorno del più classico incipit, quello della prima inquadratura dedicata al libro. E non è che l'inizio. I primi minuti di "Enchanted" sono realizzati a cartoni animati, e non è una sigla o una trovata slegata dal film, è qui infatti che la storia ha inizio ed è qui che conosciamo quasi tutti i personaggi principali. Nella terra di Andalasia incontriamo Giselle, bellissima ragazza che vive nel bosco sognando l'amore, e il principe Edward, fortunato rapitore del suo cuore. Accompagna il principe il servo Nathaniel, in realtà depositario di un incarico della regina/strega Narissa, la cattiva del film. La regina, matrigna di Edward, sa che perderebbe il trono se il ragazzo prendesse moglie, e non ci sta. Con somma cattiveria non si accontenta di far sparire la ragazza, sceglie di mandarla in un mondo dove tutti i suoi sogni sono destinati ad infrangersi, un mondo dove il lieto fine non esiste, un mondo terribile: il nostro! Narissa riesce nel suo intento e Giselle, nel giorno che avrebbe dovuta vederla in sposa al suo Edward, si ritrova ad uscire da un tombino in mezzo al traffico di New York. Nel lasciare Andalasia, Giselle lascia anche la sua condizione di cartone animato, divenendo essere in carne e ossa come tutti noi. È qui che il film diventa un live-action. Totalmente spaesata e incapace di orientarsi in un tale luogo, Giselle appare a dir poco eccentrica, col suo vaporoso abito bianco e la ricerca della strada per il castello... Robert, avvocato esperto in divorzi, affronta le sue grane giornaliere quando la sua attenzione viene attratta da questa ragazza un po' svampita che bussa al portone di un castello finto. Le loro vite stanno per cambiare. Robert vive con la figlioletta Morgan, convinta che Giselle sia una principessa delle fiabe. Follìa! Dal regno di Andalasia giunge in salvataggio di Giselle il principe Edward, in compagnia dello scoiattolo Pip, chiacchierone nella sua terra, ma muto in un mondo dove, lo sappiamo bene, gli scoiattoli non parlano. Arriva anche Nathaniel, con l'immutato incarico di eliminare la ragazza. Piano piano Giselle impara a muoversi in questa nuova situazione, anche se a modo suo. Un semplice vocalizzo alla finestra attira gli animaletti dei dintorni, pronti ad aiutarla ma, se Andalasia offriva topolini di campagna e passerotti, a New York bisogna arrangiarsi con quel che c'è. Nel delizioso momento musicale che ne segue (in cui troviamo rimandi a "Biancaneve", "Cenerentola" e "Mary Poppins"), ratti, scarafaggi, piccioni e mosche riordinano l'appartamento di Robert. Ormai i tasselli del film sono tutti al loro posto: una principessa delle fiabe in un mondo reale, un principe che deve salvarla, un servo incaricato di avvelenarla, un uomo di New York che non crede alle fiabe. Su questi elementi principali si snoda la trama del film, che scivola via leggero e divertente per tutta la sua durata, grazie anche ad attori a loro agio nei rispettivi ruoli. Tra tutti svetta Amy Adams, non solo perchè suo è il personaggio principale, ma anche perché la sua Giselle sembra davvero un cartone animato in carne e ossa, con le sue movenze aggraziate e plastiche, le sue espressioni efficaci e un po' eccessive. Davvero una scelta felice, quella del casting. Divertente James Mardsen nel ruolo del principe Edward, sempre sicuro di sè e determinato a tornare ad Andalasia con la sua principessa, senza mai dubitare un momento di poter riuscire nell'impresa. Il suo inadattarsi al mondo estraneo lo rende goffo, quindi divertente. Sottoutilizzata, purtroppo, Susan Sarandon, che se fosse apparsa un po' di più, e avesse avuto qualche scena più valorizzante, avrebbe potuto firmare il film con il suo marchio. La sua Narissa è fascinosa ed è evidente il richiamo alla strega di Biancaneve, con qualcosa anche di Malefica. Da menzionare la colonna sonora, opera di Alan Menken, che gioca a riprendere sonorità ispirate ai film Disney più noti, o addirittura da loro prese di peso. Questo da al film un'aria familiare che gli appassionati Disney aspettavano da molto. Sembra proprio che "Come d'Incanto" sia stato pensato proprio per chi sentiva la mancanza di elementi spiccatamente disneyani. Aggiunge piacere alla visione il continuo gioco di rimandi che il film offre. La scena delle pulizie è in sè quanto di più Disney si possa immaginare, in aggiunta per qualche attimo l'immagine di Giselle che pulisce i pavimenti è in una bolla di sapone come succede a Cenerentola. Al parco Giselle che corre nel prato è inquadrata come Belle in "La Bella e la Bestia", Giselle e Robert scivolano su un tetto come Esmeralda e Quasimodo in "Il Gobbo di Notre Dame", tanto per citarne alcuni. Il regista e la troupe devono essersi proprio divertiti a fare questo film. E noi a vederlo! Un film che ha il magico potere di mettere allegria. L'insieme di gag, battute, musica e situazioni bizzarre è quel mix straordinario che negli anni ha fatto grande la Disney, con il consueto sentimento e, particolarità di "Come d'Incanto", ricercate somiglianze che stimolano la memoria. L'appassionato Disney che ha avuto la fortuna di vedere il film al cinema ha probabilmente sentito il cuore riscaldarsi, quando gli altri spettatori mostravano di cogliere le citazioni e quando, all'uscita, qualcuno accennava già qualcosa delle musiche del film. Appare gioiosamente profetico il passaggio della canzone "Lavorando Insieme" che dice "Ed a tutti andrà di canticchiare un po'". Quanto ci mancava questa cosa!
La storia di RatatouilleRemy è un topolino dotato di un olfatto straordinario e di un talento naturale per la buona cucina. Dopo una serie di rocamboleschi accadimenti, si trova separato dalla sua colonia e finisce a Parigi, sede del ristorante che porta il nome del suo Chef preferito: il famoso Gusteau. Qui Remy fa conoscenza con il giovane ed imbranato Linguini, un timido sguattero, che, grazie ai consigli del topo-chef, diventa ben presto famoso e celebrato. I due sembrano invincibili ma resta da superare il giudizio del temibile Anton Ego, il più feroce tra i critici culinari francesi…. Parlar bene di un film Pixar è ormai esercizio di mera routine, ma mai come nel caso di Ratatouille, la casa guidata dall'illuminato John Lasseter ha superato se stessa ed ogni complimento appare ridondante ed incapace di descrivere appieno la magia che traspare letteralmente da ogni singolo fotogramma. Se la tecnica, incredibile, raggiunta dagli animatori Pixar (i peli dei ratti sono impressionanti e così pure le vedute sulla skyline di Parigi) permette ai personaggi di acquisire un realismo tangibile, Brad Bird (già regista dell'ottimo Gli Incredibili) conferisce ad essi un surplus di umanità, grazie ad una serie di trovate narrative e sceniche originali e convincenti. La sceneggiatura è perfetta, innovativa, mai banale e ricchissima di spunti su cui riflettere: si pensi ad esempio alla difficoltà, denunciata dall'unica protagonista di sesso femminile del film, di riuscire ad entrare e farsi largo in un mondo prevalentemente maschile come è quello della cucina "d'elite" o la mercificazione di un marchio di qualità, quale è quello di Gusteau, svilito per soldi e associato a prodotti precotti da banco. A fare ronzare le orecchie dei "critici" di professione (culinari, ma non solo…) c'è poi la geniale e lucida analisi autocritica che il feroce Anton Ego fa della sua professione…e potremmo continuare all'infinito. Ratatouille diverte e parecchio, ma non cerca mai la risata facile o grossolana, mancano finalmente gag basate su flatulenze, rutti e tutto il campionario proposto da qualsiasi altro film di animazione recente e passato (Shrek in testa). Al pubblico non resta quindi che seguire i consigli di Anton Ego e andare verso il nuovo senza arroccarsi su inutili preconcetti e querule dicerie: Remy e Linguini vi aspettano.
La storia di Chicken littleCome molti dei personaggi ideati o prodotti da Disney, anche Chicken Little è ispirato al protagonista di una fiaba molto nota nel mondo anglosassone (Chicken Little, conosciuta anche come Chicken Licken, Henny Penny o Il cielo sta crollando - in inglese The Sky Is Falling). Il protagonista della fiaba, un ingenuo pulcino, credendo che il cielo sta cadendo sulla terra, allerta gli altri animali del pericolo incombente, creando però un falso allarmismo, allo stesso modo di quanto accade nella fiaba Al lupo! Al lupo!. Di questa situazione approfitta la volpe Foxy Loxy, che riesce a divorare Chicken Little e i suoi amici. Dalla fiaba di Chicken Little la Disney ricavò un primo cartone animato nel 1943. Chicken Little vi è rappresentato come un pulcino, molto abile con lo yo-yo (da cui il suo primo nome italiano, Lolò Yo-Yo), vestito con una giacca rossa, un farfallino azzurro, ed una paglietta bianca in testa. Chicken Little crede che il cielo stia per cadere e si precipita nel pollaio per avvisare tutti i suoi amici. La volpe Foxey Loxey spinge i polli e le galline nella sua tana dove li mangia tutti uno ad uno. Tra le vittime si ricordano in particolare il capo del pollaio Cocky Locky, il vetusto Turkey Lurkey, l'anziana Henny Penny e per chiudere Goosey Poosey e Ducky Lucky, un papero molto fortunato che potrebbe aver ispirato Barks per il suo Gastone. Il cartone del 1943, come altri prodotti coevi non solo Disney ma anche Warner Bros. o MGM, aveva un fine propagandistico: Foxey Loxey affianca a un carattere alla Ezechiele Lupo uno spiccato accento tedesco, e il finale favorevole al cattivo può essere interpretato come un modo per enfatizzare il pericolo dall'alleanza Germania-Italia. Il progetto originale, tra l'altro, insisteva molto su questo aspetto: infatti, come rivela Dave Smith, la scena finale le tombe dei polli appena mangiati, con tanto di svastiche scolpite sulle lapidi, e un Foxey Loxey satollo intento alla lettura di Mein Kampf.
Come tutti i personaggi di casa Disney, anche per Chicken Little si progettano i soliti passaggi nel mondo del fumetto. A differenza di altre occasioni, però, il personaggio non esordisce subito con la riduzione del cortometraggio che lo vede come protagonista, ma con una storiella ambientata nella foresta dei Tre Porcellini, in una sfida contro il famelico Ezechiele Lupo.Lupetto, Chicken Little e il regista (la storia è in originale intitolata a Lupetto, ovvero The Li'l Bad Wolf, come consuetudine per i fumetti della Disney statunitense, almeno per le storie brevi), per i testi di Del Connell ed i disegni di Gil Turner, viene pubblicata su Walt Disney's Comics and Stories n.94 del luglio 1948 (in Italia su Topolino n.9 libretto del dicembre 1949 con il titolo Il Lupo Mannaro fa il regista). La storia gira intorno all'ennesimo piano di Ezechiele di mangiare i Tre Porcellini e per farlo usa la buona fede del figlio Lupetto. Infatti racconta al figlio di essere un abile regista e che può aiutarli nel realizzare la recita scolastica. A causa della sua cattiva fama, però, suggerisce al figlio di raccontare che a dirigere la rappresentazione sarà il celebre regista Dalt Wisney (evidente riferimento al grande capo Walt Disney: la maestra della scuola di Lupetto e dei porcellini, infatti, in un raptus verbale chiama il regista con il nome vero di Disney, correggendosi subito in Wisney). Ezechiele, così, opportunamente travestitosi grazie ai vestiti di uno spaventapasseri, si presenta alla scuola, dove la maestra, Lupetto, Gimmy, Timmy e Tommy sono in attesa dell'arrivo di Wisney. Alla compagnia si è anche unito Chicken Little, che sentiti i discorsi dei porcellini, decide di far vedere al regista la sua abilità nel maneggiare lo yò-yò. Purtroppo Ezechiele-Wisney giunge con ben altre intenzioni all'appuntamento e, facendo credere a tutti che sta effettuando una prova di recitazione, insacca i tre sventurati porcellini uno dopo l'altro, trattando male, tra una cattura e l'altra, il povero Chicken Little, che invano cerca di mostrare la sua bravura di giocatore di yò-yò. Alla fine, però, Ezechiele-Wisney acconsente a vedere l'abilità del pulcinotto con il suo strumento, ma Chicken Little, per l'emozione, scaglia lo yò-yò in un occhio al famelico lupo, consentendo così ai tre porcellini di sfuggire al loro triste destino. La storia si chiude con gli inutili e petulanti tentativi di Chicken Little di ripetere l'esercizio, questa volta in modo migliore, anche se il piglio di Ezechiele non promette nulla di buono, così come i suoi pensieri finali: « Se non me ne vado, lo stritolo! » Dopo quasi nove anni, e precisamente nel settembre del 1952 (in Italia il 25 febbraio del 1953, su Topolino n.61), viene finalmente realizzato, per i disegni di Jack Bradbury, l'adattamento a fumetti del cortometraggio originale, con il titolo di Chicken Little. La testata che ne ospita la storia è al suo esordio assoluto, almeno nel campo dei comic book: Silly Symphony. All'inizio dell'attività degli Studios, però, Disney ben presto, spinto dalle proprie passioni ed interessi verso il mondo delle favole e della natura, iniziò a produrre una serie di cartoni animati per il cinema a carattere bucolico, in cui la musica classica giocava un ruolo fondamentale insieme alle immagini ed ai personaggi, antroporfomizzati, tutti rigorosamente muti. Queste sinfonie animate vennero prodotte fino al 1938, quando faceva il suo esordio la nuova serie degli Special con Il toro Ferdinando, che pur continuando sulle tematiche delle Silly Symphony, consegnava ai personaggi la parola e riduceva sensibilmente il ruolo della musica. Anche nei fumetti le Silly Symphony ebbero un ruolo importante, prima come tavole domenicali (proprio in una di queste tavole faceva il suo esordio fumettistico Paperino), alle quali collaborarono artisti del calibro di Al Taliaferro e Floyd Gottfredson, quindi con un albo a fumetti che dal 1952 al 1959 presentò le avventure di molti dei personaggi lanciati nell'animazione dalla casa di Burbank: a questa seconda incarnazione collaborarono autori come Al Hubbard, i già citati Connell e Bradbury, Tony Strobl, Paul Murry, Frank McSavage, Dick Moores e molti altri. Su Chicken Little, invece, c'è poco da dire: la storia segue quasi fedelmente il cortometraggio: Foxy Loxy, che qui riprende il suo nome originale, vuole divorare tutti i polli del pollaio vicino alla sua tana (cosa che, probabilmente, cerca di fare da molto tempo, come suggerisce la battuta finale di Chicken Little) e per fare ciò prepara un innaffiatoio pieno d'acqua ed un paio di stelline di legno. Scelto in Chicken Little il grullo che sarà veicolo del suo piano, prima lo innaffia con l'acqua e quindi gli lancia sulla testa una delle due stelle, suggerendogli poi, all'orecchio, attraverso un buco nella staccionata, che il cielo sta per cadere sulle loro teste. Convintosi che ormai hanno le ore contate, il pulcinotto si aggira per il pollaio riuscendo a convincere tutti che il cielo sta cadendo sulle loro teste; solo il capo, Cocky Locky, non si convince (È solo un pezzo di legno!, dice Cocky Locky prendendo in mano la stella che gli porge Chicken Little), ma ecco che la seconda stella realizzata da Foxy Loxy torna utile. L'astuto volpone la usa per mettere fuori uso il capo del pollaio e generare il panico tra i suoi abitanti. A quel punto bisogna trovare un luogo sicuro dove rifugiarsi, e Foxy Loxy, sempre attraverso il buco nella staccionata, suggerisce a Chicken Little di cercare una caverna sicura dove rifugiarsi. Caso vuole che il gruppo di polli si imbatta in Foxy Loxy, che si offre di indicargli una grotta sicura. Foxy, sfruttando la sua migliore velocità, anticipa le sue prede nella grotta e già pregusta il bel pranzetto che si appresta a fare quando una delle stelle da lui fabbricate provoca una frana che ostruisce l'ingresso della grotta, bloccandolo all'interno e salvando così l'allegra comunità di pennuti. Le ultime apparizioni del personaggio nel mondo del fumetto, almeno per ora, sono con la copertina di Topolino n.2610 del 6 dicembre 2005, in occasione del lancio italiano del film Chicken Little - Amici per le penne, e con la rivista ufficiale del film, pubblicata sembre a dicembre dello stesso anno nella testata Classici a Fumetti n.27.Il personaggio verrà, infine, ripescato anche per l'utilizzo nei lungometraggi: prima farà una fugace apparizione in Chi ha incastrato Roger Rabbit del 1988, quindi diventa il protagonista del primo film d'animazione completamente realizzato dalla Disney, dopo lo scioglimento dell'accordo commerciale con la Pixar: Chicken Little - Amici per le penne del 2005. Per l'occasione il personaggio viene completamente rinnovato ed adattato ai tempi moderni: dotato di un paio di occhiali e di pantaloncini, gli viene sostituita la giacca con una maglietta a righe verdi. La storia dei Robinson una Famiglia SpazialeIn una notte buia e tempestosa, una donna incappucciata abbandona un fagotto davanti alla porta di un orfanotrofio e sparisce nella pioggia. Dodici anni dopo, il piccolo Lewis aspetta ancora che qualche coppia di buon cuore si decida ad adottarlo, ma ormai di possibili genitori ne ha visti tanti e tutti sono scappati a gambe levate di fronte al suo talento d'inventore, geniale e pasticcione. Quando sta per perdere le speranze, dopo che anche il suo ultimo prototipo –lo scanner mnemonico- pare averlo tradito, Lewis fa la conoscenza di Wilbur Robinson, un coetaneo apparso dal nulla, e vola con lui nel futuro a scoprire che tutto è ancora possibile: basta solo inventarlo! Tratto dal libro per bambini "A Day with Wilbur Robinson" di William Joyce e diretto da Steve Anderson, I Robinson, il nuovo film d'animazione della Disney (questa volta priva dell'aiuto degli "incredibili" creativi della Pixar), recupera lo spirito pionieristico del fondatore e riflette sull'errore in cui incappa chi si guarda alle spalle pieno di nostalgia invece di dirigere il proprio sguardo all'avvenire, con speranza e curiosità. "Sempre avanti", pare dicesse zio Walt, e il suo motto finisce ora in bocca a Cornelius Robinson, capofamifiglia della casata più eccentrica e affettuosa in cui Lewis potesse imbattersi. C'è Franny, la madre di Wilbur, che coordina un'orchestra di rane canterine, nonno Bud, che ama indossare i vestiti (o la testa?) alla rovescia, zio Art, che consegna pizze a domicilio in tutta la galassia, zio Fritz, che ha sposato la sua bisbetica marionetta Petunia, e poi ci sono Ottomano, la piovra maggiordomo, Carl, robot raffinato e rubacuori (di lavastoviglie e teiere) e Spike e Dimitri, gli zii che vivono nei grandi vasi di ceramica all'ingresso di casa e fungono da allarme. Tutti coloratissimi e chiassosi, sostenitori dell'importanza di festeggiare ogni fallimento (senza il quale il successo non arriverebbe mai), i Robinson adottano Lewis per un giorno e si alleano con lui per annientare il cattivo di turno, l'Uomo con la Bombetta. Su questa fiaba tenera e intelligente, che contempla una strizzatina d'occhio al Ritorno al futuro di Zemeckis, s'innesta la sfida della computer grafica, alle prese con una specie su cui non aveva mai lavorato fino a ora in modo tanto mirato e massiccio: gli esseri umani. Non ci si aspettino malizie cinefile o dialogiche: qui tutto è a portata di bambino e si ribadisce il concetto per cui bisogna saper aspettare e vivere appieno l'infanzia prima di trasferirsi nel pazzo (ma non sempre terribile) mondo degli adulti. La vera sorpresa è il personaggio di Grufolo, a dir poco indimenticabile. L'unica raccomandazione: astenersi dietrologi e passatisti.
La storia di CarsAnche le berline hanno un'anima 'Cars', nuovo gioiello Disney-Pixar PUBBLICITÀ Presentato in Italia il cartoon con, protagonisti, automobili umanizzate Voci celebri per il doppiaggio: Ferilli, Zanardi, Messeri. E Schumacher Anche le berline hanno un'anima 'Cars', nuovo gioiello Disney-Pixar La storia della spider Saetta alla prese con una gara importante in cima al box-office Usa con oltre 85 milioni di dollari d'incasso I "protagonisti" di Cars IL SENSO del tempo e della vita, dell'amicizia, il rispetto del prossimo. Non è un caso che elementi così squisitamente disneyani confluiscano in un film della Pixar Animation di Steve Jobs (per intenderci quelli di Alla ricerca di Nemo, Monsters&Co., Gli Incredibili). Perché Cars - Motori ruggenti, regia di John Lasseter, nuovo gioiello dell'animazione hi-tech, è il primo frutto della maxi-fusione fra la Disney e la stessa Pixar, formalizzazione di un sodalizio iniziato anni fa con il primo Toy Story. Già in vetta alle classifiche negli Stati Uniti (86 milioni di dollari di incasso), Cars - Motori ruggenti arriva in Italia (dal 23 agosto, distribuito da Buena Vista) con quella caratteristica che da qualche anno distingue i grandi lungometraggi animati: personaggi celebri a dare la voce ai protagonisti del cartoon. In questo caso, tutti al loro esordio nel genere: Sabrina Ferilli, Marco Della Noce, Marco Messeri, campioni come Alex Zanardi, Giancarlo Fisichella e Jarno Trulli. E c'è pure un cameo (sempre in voce, s'intende) di Michael Schumacher. Il mondo raccontato dal film, si capisce, è animato da personaggi a quattro ruote (perfino gli insetti sono delle microvetture). L'eroe assoluto, è la giovane vettura Saetta McQueen (voce di Massimiliano Manfredi), auto da corsa dal brillante futuro, al suo esordio nel campionato Nascar. Saetta si gioca la prestigiosa Piston Cup con due temibili avversari. Ma nel viaggio verso l'autodromo, finisce nella sonnacchiosa città di Radiator Springs, sulla Route 66. Lì, incontra la bella Sally, una Porsche 911 (Ferilli), e il dottor Hudson, una Hudson Hornet del 1951 con un misterioso passato (nella versione originale doppiato da Paul Newman, qui Cesare Barbetti, voce italiana di Robert Redford). Poi ci sono Carl Attrezzi, un vecchio carro per il soccorso stradale (Messeri), Luigi, una Fiat 500D anni Sessanta che gestisce un negozio di pneumatici (Della Noce) e il suo aiutante Guido (Zanardi). Lo aiuteranno a capire che, anche in un mondo in cui al posto del cuore ci sono pistoni, esistono cose più importanti dei trofei, del successo e degli sponsor milionari. "Una delle cose che m'è riuscita meglio in 22 anni" dice la Ferilli, che presta la voce a Sally, una Porsche 911 del 2003 "che ha un'anima romantica ma è anche grintosa, un po' una sindacalista". Ma attenzione, nessuna passione per la velocità: "La odio - dice l'attrice - guido poco e quando lo faccio vado piano, è nel mio carattere, credo che ogni cosa debba avere i suoi tempi, com'è stato per la mia carriera, nella quale ho dedicato molto più tempo a perfezionarmi che a correre". Simbolo di coraggio e volontà, anche Zanardi parla di velocità, lui che dopo essere rimasto senza gambe in seguito al terribile incidente di Lausitsring, è tornato a correre e a vincere grazie a due protesi. "La velocità va capita, può essere un'opera d'arte. Ma il pilota non è un pazzo. Ogni pilota, a ogni curva, a ogni rettilineo, fa solo un rapido calcolo di ciò che può fare secondo le sue possibilità". E comunque, conclude Zanardi, "più importante del traguardo, è il percorso per raggiungerlo, e l'infinità di strade attraverso le quali possiamo farlo".
La storia di Uno Zoo in FugaUno stravagante gruppo di animali dello zoo di New York, formato da un leone, una giraffa, un anaconda, un koala e uno scoiattolo, scopre come una città possa essere una vera giungla quando uno di loro viene erroneamente rispedito in Africa e i compagni d’avventura s’imbarcano in una pericolosa missione di salvataggio. Walt Disney Pictures presenta UNO ZOO IN FUGA, avventurosa ed esilarante commedia di animazione realizzata in digitale con uno straordinario cast di doppiatori: Ricky Tognazzi, versione italiana e Kiefer Sutherland nella versione originale, (voce del leone Samson, il capobranco rispettato da tutti); Alessio Puccio e Greg Cipes (Ryan, il figlio di Samson); Massimo Rossi e Jim Belushi (Benny, saggio scoiattolo e migliore amico di Samson); Luciana Littizzetto e Janeane Garofalo (una giraffa molto sveglia); Mino Caprio e Richard Kind (uno sciocco anaconda); Glauco Onorato e William Shatner (un perfido gnu) e Teo Bellia e Eddie Izzard (Nigel, un caustico koala). Oltre al cast d’eccezione, l’animazione si affida alle tecniche più sofisticate e la storia è ricca di situazioni divertenti. UNO ZOO IN FUGA è diretto da Steve “Spaz” Williams, veterano degli effetti speciali già candidato all’Oscar® (“The Mask – Da zero a mito”), che ha contribuito a lanciare l’animazione computerizzata lavorando per la ILM in film come “The Abyss”, “Jurassic Park” e “Terminator 2 – Il giorno del giudizio”. Williams ha anche diretto note campagne pubblicitarie con personaggi animati al computer. Il produttore del film è Clint Goldman, da sette anni in forze alla ILM e partner di Williams nella società di produzione Hoytyboy Pictures con sede a San Francisco. Goldman si è occupato della produzione dell’animazione e degli effetti speciali in “The Mask – Da zero a mito”, e tra i titoli a cui ha preso parte come produttore figurano “Spawn” (1997) e diversi spot pubblicitari di successo. Tra gli altri produttori del film figura anche Beau Flynn, socio principale della Contrafilm, società di produzione affiliata a New Line Cinema. È stato lui a portare l’idea di UNO ZOO IN FUGA, sviluppata dagli sceneggiatori Mark Gibson e Philip Halperin, all’attenzione di Disney nove anni fa. Per completare il gruppo creativo a cui affidare il progetto, Flynn ha scelto Goldman e Williams dopo essere rimasto molto impressionato dall’umorismo e dagli effetti visivi dei loro popolarissimi spot pubblicitari. Il film è reso ancora più divertente dalla spettacolare colonna sonora del più volte candidato all’Oscar® Alan Silvestri (“Ritorno al futuro”, “Polar Express”) e da brani originali o già noti di artisti famosi come Coldplay, Everlife, Lifehouse e Big Bad Voodoo Daddy. Eric Idle, ex Monty Python, e il suo amico compositore John Du Prez con il quale si è meritato il Tony Award® per il musical “Spamalot” portato in scena a Broadway; hanno scritto e interpretato la canzone Really Nice Day (Il sole splende, nella versione italiana). L’animazione di UNO ZOO IN FUGA è stata realizzata in Canada, presso la C.O.R.E. Feature Animation di Toronto, uno studio appositamente creato per questo film dalla C.O.R.E. Digital Pictures. Un team internazionale, composto da 350 artisti e tecnici, tra cui oltre 50 animatori; è giunto dal Canada e da tutto il mondo per contribuire col proprio talento artistico a questo progetto. La sequenza iniziale del film, in cui personaggi animati in 3-D al computer si combinano ad ambienti realizzati in 2-D, è stata prodotta a Dallas (Texas) dai Reel FX Creative Studios. Afferma Goldman: “Volevamo dare al nostro film un look diverso dagli altri film d’animazione computerizzata. L’intenzione era di ottenere immagini molto realistiche e, nello stesso tempo, concederci quella licenza poetica che rompe gli schemi e aggiunge una buona dose di fantasia. Ad esempio, i movimenti degli occhi dei personaggi sono curati nei minimi dettagli. Si comprimono e poi si espandono. I nostri animali possono guidare navi e fare altre cose che normalmente gli animali non sono in grado di fare. Tutto questo in un mondo che sembra assolutamente reale. Ciò ci permette, come realizzatori, di offrire situazioni esilaranti in cui immergere i nostri personaggi e di fare un film divertente da vedere.” La sceneggiatura di UNO ZOO IN FUGA è firmata da Ed Decter e John Strauss (“Santa Clause” 2 e 3) e da Mark Gibson e Philip Halprin. La produzione esecutiva è affidata a Kevin Lima, Will Vinton e Stefan Simchowitz. Chris Farmer ha creato le scenografie. UNO ZOO IN FUGA è una produzione Hoytyboy Pictures & Sir Zip Studios e Contrafilm.
I personaggi e le voci
SAMSON – Questo leggendario leone è l’attrazione principale allo zoo di New York, si diletta a giocare a curling con gusci di tartaruga e a raccontare al figlioletto Ryan e agli amici aneddoti sulle sue coraggiose imprese nella savana che farebbero rizzare il pelo a qualsiasi animale. Ma la verità è che Samson non ha mai posato una zampa in una giungla vera in tutta la sua vita. Grazie a un cuore d’oro e a un genuino amore per il figlio, Samson non viene però meno alla sua fama di leone quando si avventura in un territorio a lui ignoto guidando i suoi amici alla ricerca di Ryan. Kiefer Sutherland, superstar della serie televisiva di successo “24”, aggiunge umorismo, orgoglio ed emozioni alla voce di questo simpatico felino. Nella versione italiana è Ricky Tognazzi, apprezzato attore e regista il cui talento e passione per il cinema sono riconosciuti non solo in Italia ma anche a livello internazionale; a caratterizzare il leone con voce potente e autorevole.
BENNY – Il migliore amico di Samson è un simpatico scoiattolo che conosce ogni angolo di New York ed è sempre pronto ad offrire il proprio sostegno morale. Nonostante l’aspetto gracile, quando si tratta dell’amore Benny pensa sempre in grande, come dimostra quando mette gli occhi addosso a una giraffa di quattro metri di nome Bridget. Benny è un amico leale, sempre fermamente dalla parte di Samson nonostante le difficoltà. L’attore Jim Belushi, protagonista della nota sit-com “La vita secondo Jim”, presta il suo talento comico a questo strampalato personaggio. È invece Massimo Rossi la voce italiana di Benny.
RYAN – Annoiato dalla vita nello zoo, l’adolescente figlio di Samson è stufo di dover vivere all’ombra della fama del genitore. Desideroso di conoscere la selvaggia giungla di cui Samson sempre si vanta e di trovare un ruggito che lo distingua dagli altri, Ryan decide di partire. La sua fuga dallo zoo, però, innesca un’incredibile avventura che mette in subbuglio l’intero regno animale. Greg Cipes, noto attore teatrale, cinematografico e televisivo, doppia questo leoncino che scalpita per conoscere il lato avventuroso della vita; Alessio Puccio, invece, nella versione italiana.
NIGEL – Dietro il grazioso e tenero aspetto della star del merchandising dello zoo si cela un animale tormentato e di grande acume. Stanco di una reputazione che non merita e dei soprusi da parte degli altri animali, anche Nigel vorrebbe liberarsi di questa immagine di animale buono affibbiatagli anche a causa dalla sua somiglianza con un orsacchiotto di pezza. Una nuova vita attende l’ignaro koala quando scopre di essere stato scelto per guidare gli gnu che lo ribattezzano con l’appellativo del “Grande Lui”. L’acclamato attore comico britannico Eddie Izzard eccelle nel doppiaggio di questo improbabile capobranco, Teo Bellia nella versione italiana.
BRIDGET – Perspicace e indipendente, questa graziosa giraffa offre il suo valoroso aiuto a Samson e agli altri animali della spedizione grazie alla sua altezza e a un ostinato pragmatismo. Non solo deve fare i conti con lo sforzo fisico richiesto dalla vera giungla, ma deve anche schivare le avance di uno spasimante alto venti centimetri: lo scoiattolo
Benny. L’attrice comica Janeane Garofalo dimostra tutta la propria verve dando una voce deliziosa alla giraffa Bridget è invece l’inconfondibile voce di Luciana Littizzetto, familiare e amatissimo volto televisivo ma anche cinematografico a dare voce alla giraffa Bridget con la sua bravura e versatilità.
KAZAR – Fanatico leader di una setta di gnu che mira a diventare un cacciatore anziché una preda, Kazar si rende conto che non tutto va per il verso giusto mentre tenta di scalare la catena alimentare. Abilissimo coreografo ma spregevole nella sua bestialità e nella sua mania di comando, ripone tutte le proprie speranze nell’arrivo del “Grande Lui”. Il famoso attore William Shatner si cimenta nel doppiaggio di questo spassosissimo personaggio, Glauco Onorato nella versione italiana.
LARRY – Questo anaconda di sei metri si vanta di essere l’animale più lungo di tutto lo zoo ma, in quanto a buon senso, è un po’... a corto. Grazie alle caratteristiche fisiche e al suo presenzialismo, Larry si rende utile di volta in volta come carrucola, palo, ruota o fionda in grado di scagliare un leone a distanza considerevole. Il versatile attore Richard Kind (“The Producers”) è la voce perfetta per questo simpatico serpente, altrettanto il nostro Mino Caprio per la versione italiana.
BLAG – Questo gnu gigantesco e goffo è l’aiutante di Kazar ma cova un certo risentimento per il suo capo. Patrick Warburton (“Le follie dell’Imperatore”, “Seinfeld”) caratterizza questo colorito personaggio grazie alla sua verve comica come anche Roberto Pedicini nella versione italiana.
La storia degli IncredibiliProtagonisti una famiglia di super-eroi, composta da: Mr. Incredible il capofamglia, sua moglie Elasticgirl e i loro figli Flash, Violetta e Jack Jack. Mister Incredible è un supereroe dotato di una forza sovrumana, anche se ormai non è più giovanissimo (lo dimostrano i suoi chili di troppo) e a causa di alcuni problemi giudiziari (salvò un aspirante suicida che lo denunciò ad un risarcimento miliardario), da diversi anni ha smesso di compiere le sue missioni. Assumendo il nome di Bob Parr si è trovato un lavoro comune di impiegato in una società di assicurazioni, ma il suo grande sogno rimane quello di rivestire un giorno, i panni del supereroe per qualche importantissima missione. Sua moglie Elastigirl è una supereroina in grado di allungare i suoi arti a dismisura, ma nella vita da donna qualunque ha assunto il nome di Helen Parr, impiegata e madre di tre superfigli: Violetta la ragazza invisibile, Flash il ragazzino superveloce e il piccolo Jack Jack dotato di poteri ancora sconosciuti, anche loro costretti a condurre una vita normale, in una piccola casetta di periferia. Il film è un pretesto per mettere in risalto i piccoli grandi problemi di tutte le normali famiglie e ridere quindi delle nostre stesse manie e fissazioni. Non a caso i superpoteri dei protagonisti rispondono in chiave umoristica alle caratteristiche di molte persone; quante mamme devono "allungarsi" per badare ai figli e a tutta la casa? E quante ragazzine vorrebbero rendersi invisibili per via dei loro complessi adolescenziali? Per non parlare dei superproblemi di pancetta di Mister Incredible. Dopo 15 anni di inattività Mister Incredible riceve una chiamata da una donna misteriosa, che lo invita a recarsi presso un isola sperduta per compiere una missione segreta. Mister Incredible non ci pensa due volte e quando sogna di poter ritornare alla gloriosa vita da supereroe grazie a quella missione, scopre che è rimasto vittima di una trappola tesagli dal diabolico Sindrome, un vecchio rivale che vuole eliminare i super eroi dalla faccia della terra. A questo punto in suo aiuto accorre la sua adorata Elastigirl con superfamiglia al seguito e da qui in avanti si darà inizio a straordinarie scene di azione, sulla falsa riga di ambientazioni in stile James Bond 007, dove la fantasia e il divertimento raggiungono il loro apice, anche grazie a gag umoristiche esilaranti. Da segnalare anche gli altri personaggi comprimari, che da soli meritano un oscar come la stilista dei supereroi Edna Mode (splendidamente doppiata da Amanda Lear) o come Frozone, un supereroe che trasforma l'aria in ghiaccio.
La storia dei Tre MoschettieriPresentato come un vero evento, in qualche modo lo è davvero. Questo film, infatti, vede per la prima volta uniti in un unico lungometraggio i personaggi più celebri della fabbrica Disney. I protagonisti designati sono infatti Topolino, Paperino e Pippo (vediamo così riformarsi il magico trio dei sempreverdi cartoni degli anni trenta/quaranta) ma accanto a loro ritroviamo Minni, Clarabella, i Bassotti (sebbene quasi irriconoscibili), Paperina e altri. Come già ne "Il Canto di Natale di Topolino" e "Il Principe e il Povero", i personaggi sono chiamati ad interpretare ruoli non propriamente loro, ma adattati alle loro figure. I risultati sono divertenti quanto basta. Qui, Topolino e i suoi due compagni non vestono, come si potrebbe pensare, i panni di Athos, Porthos e Aramis, ma solo quelli di tre popolani delle vie di Parigi. E' un nuovo personaggio a raccontarci la loro storia: una tartaruga canterina che appare come una riedizione del Grillo Parlante. Ancora bambini, Topolino, Paperino e Pippo ebbero un fugace incontro con i tre moschettieri sui quali Alexander Dumas scrisse il celeberrimo romanzo e decisero che un giorno, anche loro sarebbero diventati degli eroi. La realtà, per loro, è ben diversa e da adulti sono solo degli inservienti che i moschettieri li vedono dalla finestra. Quando il capo del corpo dei moschettieri ordisce un crudele piano ai danni della principessa Minni, questa lo capisce e pretende una scorta. Il traditore le assegna i tre più imbranati combinaguai che ha sottomano. Indovinate un po' di chi stiamo parlando? Una veloce nomina a moschettieri e la missione ha inizio. In realtà, la principessa viene ben presto rapita e il trio deve prodigarsi per liberarla. Missione a parte, l'interesse di Topolino è anche personale, poiché al primo sguardo, la principessa Minni lo ha conquistato. Anche la principessa non è insensibile al fascino del neo moschettiere. Paperino, invece ha un percorso più duro da seguire per conquistare la dama di compagnia della sovrana, la decisa e disincantata Paperina. E Pippo? Resta solo? Sembrerebbe di si, ma quando Gambadilegno sguinzaglia contro i tre eroi il terribile Capitano Clarabella, anche lui cade in preda al sentimento. Poco importa se lei, nel frattempo lo incatena e lo lancia giù da un ponte..... Il problema centrale è però sempre quello della sparizione della principessa Minni. Il piano di Gambadilegno è di sostituire la regnante con una ehm... "sosia" (un Bassotto travestito !!!!) e far si che questa abdichi in suo favore. Questo espediente, che al pubblico ricorderà quello di Rattigan in "Basil, l'Investigatopo", è naturalmente destinato a fallire. Un attimo dopo ha inizio lo scontro tra bene e male, tra moschettieri e comandante. Uno scontro carico di risate, più che di tensione, che porta a compimento la duplice missione di liberare la principessa e di divertire il pubblico. Uscito solo per l'Home Video, anche se per qualche tempo sembrò che potesse passare per le sale cinematografiche, il film gode di una grafica meritevole e di discrete animazioni. Riguardo a quest'ultima cosa bisogna inoltre tenere conto del fatto che personaggi come quelli protagonisti, non necessitano di animazioni eccessivamente complesse che, anzi, li snaturerebbero. Ricco di veri e propri numeri musicali, con tanto di balli e danze, "I Tre Moschettieri" è a suo modo perfino un film complicato. La scelta di non scrivere partiture musicali ma utilizzare musiche arcinote, prese dal patrimonio classico mondiale, e di dotarle di testi pensati per il film, crea un piacevole effetto parodìa che diverte per tutta la durata del film. Le musiche arrivano dalla "Carmen" di Bizet, dalla "Toccata e Fuga in Re Minore" di Bach ma anche dal famoso Can Can dei tempi d'oro del "Moulin Rouge". Nell'insieme, il risultato è un film che non vuole competere con i Classici migliori, ma che sa tenere il tono ad un livello tale da garantire una serata allegra all'intera famiglia regalando, con un prodotto uscito solo per le visioni domestiche, quello che negli ultimi anni troppi Classici non sono riusciti a dare: la famiglia unita a vedere un cartone. Un cartone che non ha la pretesa di scrivere la storia del cinema e che non nasce solo per fare meglio della concorrenza. Sarà un caso, ma il progetto risale almeno alla metà degli anni ottanta, quando, seppure in fase assolutamente embrionale, si parlò di un film incentrato sui tre moschettieri interpretato da Topolino, Paperino e, strano a dirsi, Josè Carioca, poi sacrificato a favore di Pippo.
June 07 La storia delle Mucche alla RiscossaNel 2004, a dieci anni esatti dal successo storico de "Il Re Leone", arriva nelle sale quello che è dichiaratamente l'ultimo Classico Disney. La gestione di Michael Eisner, infatti, dopo aver guidato la Disney verso i suoi massimi storici, l'ha poi condotta in direzione del suo nebuloso inizio del ventunesimo secolo. Con "Mucche alla Riscossa", la produzione dei Classici viene sospesa a tempo indeterminato, nessun progetto in gestazione, nessun investimento previsto.Niente! Per porre fine alla ultradecennale avventura dei lungometraggi animati Disney, si è scelto di creare un prodotto divertente, non necessariamente memorabile, senza peraltro, sforzarsi più di tanto. Come già nel divertente "Le Follie dell'Imperatore", il gioco vive tutto sul paradosso e sulle gag ma, anche qui, i risultati non sono eccelsi. Molto semplice la storia: la fattoria dell'anziana Pearl Gesner, dall'incoraggiante nome di "Angolo di Paradiso", è destinata come moltissime altre a sparire. Se nel suo caso si tratta di problemi con la banca, tutte quelle del circondario sono invece vittime di ladri di bestiame. Tra queste, c'è quella di Abner, ormai ceduta e della quale non resta che una mucca, ora ospite di Pearl. Maggie è una mucca particolare, vincitrice di premi e coccarde nella fiere organizzate nei paraggi. Non è però ben vista dalla sue simili ad Angolo di Paradiso. In particolare è Mrs Calloway a non essere entusiasta del nuovo arrivo, mentre Grace fedele alle sue logiche orientali, è più ben disposta. Quando a Maggie viene la bizzarra idea di catturare Alameda Slim, il ladro di bestiame più ricercato dal paese, per incassare la taglia e salvare la fattoria, Mrs Calloway si oppone con decisione, ma alla fine partecipa alla folle avventura. Il ladro è responsabile del fallimento di molte fattorie, compresa quella dove viveva Maggie. La sua potente arma è un particolare canto Yodel che incanta le mucche fino a farle camminare al suo seguito come i topi del pifferaio magico. Vendendo le bestie e utilizzando il ricavato per rilevare fattorie ridotte sul lastrico, Alameda sta diventando proprietario di tutta la zona. Ormai manca solo un piccolo appezzamento: Angolo di Paradiso! Aiutate in qualche maniera dal vanitoso cavallo Buck, le tre mucche giustiziere si allontanano dalla loro fattoria fino all'inverosimile, affrontando il mondo e rischiando la pelle in più occasioni, ma trovando, alla fine, il malfattore. Purtroppo scoprono così la sua arma segreta finendo quasi parte del suo bottino. Per fortuna non è così e le tre mucche seguiranno Alameda nel suo covo restando ben sveglie e decise a salvare la loro fattoria. Tra corse rocambolesche su carrelli da miniera e ritmi indiavolati, Maggie, Grace e Mrs Calloway liberano un'intera mandria e, mentre Slim parte per Angolo di Paradiso per l'acquisto, le tre bovine partono all'inseguimento. Alla guida di un treno (!!!) le mucche piombano letteralmente nella loro fattoria, un attimo prima che Alameda firmi l'atto di proprietà . E' l'ora dello scontro! Un film destinato a rimanere secondario nell'universo Disney, forse soprattutto perché non offre niente di reale valore a nessun tipo di pubblico, se non quello dei bambini con simpatia verso la razza bovina. Nel già citato "Le Follie dell'Imperatore" vanno ricordati il ritmo delle gag e l'esilarante personaggio di Yzma, che anche in un film che vive al di fuori dei canoni Disney, danno quel tocco in più, che lascia un buon ricordo. Bisogna però essere giusti e porre l'accento anche sulle cose buone di un film come "Mucche alla Riscossa". Il nome di Alan Menken, per esempio garantisce la qualità delle musiche, a tratti davvero piacevoli. Il brano che apre il film è in perfetto stile western e quello di Angolo di Paradiso è orecchiabile. Gradevole lo Yodel di Alameda Slim. Belli i fondali, specie quelli panoramici e l'intera idea di fondo del film, a pensarci bene, poteva regalare un film molto divertente. Mancano i gradevoli personaggi secondari che spesso animano i Classici Disney. Anzi, forse tutte e tre le mucche avrebbero potuto essere dei divertenti comprimari ma allora, se è così, al film manca un vero protagonista. Che prodotto avremmo avuto se le mucche avessero accompagnato un Cow-Boy, un ragazzo,
o magari la stessa Pearl verso la riconquista di Angolo di Paradiso?
La storia di Koda fratello OrsoNel 2003, quando ormai la produzione dei Classici si stava assottigliando a causa degli incassi deludenti di molti prodotti, la Disney realizzò il primo film con animali protagonisti dai tempi de "Il Re Leone". Anche l'approccio visivo richiama in qualche modo quel Classico, con i suoi disegni curatissimi e gli animali proposti con grande realismo. Complicata la trama, ma decisamente fascinosa. Appena dopo l'era glaciale, tre fratelli vivono tra foreste rigogliose e panorami meravigliosi. Kenai, il più giovane, è ormai prossimo all'età adulta ed è in procinto di ricevere dall'anziana saggia Tanana un piccolo monile in pietra piuttosto semplice, ma di grande importanza. Si tratta di un totem che dovrà guidare la sua vita. Il totem di Sitka, il fratello maggiore, indica che la sua via è quella del comando e, in effetti, con due fratelli a cui badare, deve essere un vero capo. Il totem dell'ultimo fratello, di nome Denahi, è quello della saggezza ma non sembra quello il suo destino, per ora. Grande è l'ansia di Kenai per il suo totem, e grande è la sua delusione quando Tanana glielo consegna. La strada che il giovane dovrà seguire per diventare uomo è quella dell'amore! Tutto il contrario di quello che il vivace ragazzo pensava. Per giunta l'amore è simboleggiato da un orso, animale che non riscuote le simpatie di Kenai. Ad acuire il risentimento del giovane, c'è il fatto che nella fretta di recarsi al rito della consegna, per una leggerezza aveva lasciato la scorta di pesce faticosamente procurata da lui e i suoi fratelli alla portata degli animali della foresta. La cesta piena di salmoni è sparita! Non comprendendo che la colpa è sua, Kenai parte a caccia dell'orso che ritiene colpevole ma lo scontro è impari. I fratelli, accorsi in suo aiuto, rischiano anch'essi la vita ma sarà Sitka, per difendere i ragazzi, a sacrificarsi. Ora Kenai ha un motivo in più per odiare gli orsi. Parte di nuovo in cerca di vendetta. Denahi, ora fratello maggiore, parte invece per trovarlo e indurlo a lasciar perdere. Lo scontro tra Kenai e l'orso si conclude in maniera assolutamente inaspettata. La morte della creatura dei boschi è un evento drammatico che da il via alla spettacolare scena dell'avvento degli spiriti, Sitka in testa. E' ora che Kenai impari qualcosa di importante. Splendide immagini ed un evocativa musica accompagnano la trasformazione del ragazzo in orso. Quando sopraggiunge Denahi, non trova che un orso e gli abiti di suo fratello. La sua ovvia conclusione è che Kenai è stato ucciso. Inizia la caccia. Senza saperlo, Denahi bracca per ucciderlo il suo stesso fratello! Il più importante incontro di Kenai è quello con Koda un logorroico cucciolo di orso col quale inizierà un viaggio lungo e intenso. Kenai, su consiglio di Tanana, deve recarsi sulla montagna dove le luci toccano la terra, luogo sconosciuto che pare trovarsi nei paraggi di quello verso cui è diretto il cucciolo. A questo punto le premesse del film sono tutte al loro posto e noi seguiamo in parallelo la crescita di Kenai, che impara a guardare il mondo degli orsi in maniera più obiettiva, e la sua fuga da Denahi, deciso ad ucciderlo per vendicare la morte di tutti e due i suoi fratelli. Teoricamente in grado di difendersi, Kenai in realtà non può e non vuole fare del male a Denahi, dal quale si limita a fuggire e, quando lui riesce a raggiungerlo ed affrontarlo, deve pensare alla propria incolumità e a quella del suo persecutore. Questa, in sintesi, la trama del film, che scivola via tra personaggi bizzarri, gag e scene capaci di regalare emozioni. A seguire le imprese dei due fratelli compare spesso una splendida aquila che, non a caso, era il totem del defunto Sitka. Il più grande dei fratelli, infatti, segue le vicende dei due ragazzi sui quali la morte non gli impedisce di continuare a vegliare ed è il solo a conoscere l'intera verità: non solo la vera identità dell'orso che Denahi vuole uccidere, ma anche quale drammatico evento lega le vite di Kenai e il piccolo Koda. Solo nel coinvolgente epilogo Sitka interviene apertamente, un attimo prima che Denahi compia il medesimo errore di Kenai e uccida un orso per una colpa che non ha. Ed è sempre Sitka a consentire a Kenai di essere finalmente uomo, prendendo la decisione più coraggiosa e giusta della sua vita. Il che può anche significare la rinuncia ad essere uomo. Se questa frase appare paradossale, forse è il caso di vedere il film, che non viaggia verso un finale scontato, anche perché la storia pare non consentire il lieto fine assoluto, che sarebbe troppo accomodante. Un film piuttosto sottovalutato che, uscito in un altro momento, avrebbe sicuramente riscosso maggior successo. Le musiche di Phil Collins, anche se non sono al livello di quelle di "Tarzan, offrono dei bei momenti. Bellissimo il brano di presentazione, che chiama in causa gli antenati ("Spiriti degli antichi eroi"), orecchiabile quello cantato da Koda e dallo stesso Collins, anche in italiano ("Il mio cammino"). Efficace anche il commento nei momenti più "mistici", quelli in cui gli spiriti entrano in scena. D'altro canto, ci sono anche momenti in cui si poteva dare di più. Spezza l'incanto, per esempio, la scena degli animali a cavallo dei giganteschi mammuth, specie nel momento in cui Kenai chiacchiera serenamente con Koda seduto come se fosse in poltrona, mentre si trova in realtà sulla proboscide dell'animale e usa una zanna come bracciolo. Anche la scelta di lasciare il colpo di scena della rivelazione del ruolo che Kenai ha avuto nella vita di Koda abbassa il godimento. Sarebbe stato forse preferibile un racconto lineare, che avrebbe informato subito lo spettatore rendendolo partecipe. Questo avrebbe favorito le ripetute visioni alle quali spesso i Classici Disney si prestano. Il film vale comunque ampiamente la pena di essere visto (e rivisto), portando con sè risate ed emozioni. Divertono, per esempio, gli alci Rocco e Fiocco, presenti per tutto il film, e mantiene vivo l'interesse l'inseguimento di Kenai da parte di suo fratello. Inoltre, nella parte iniziale del film, il rapporto dei tre ragazzi viene presentato in maniera tale da invogliarci a seguirne le vicende fino alla fine. Non a caso la prima parte di "Koda, Fratello Orso" resta tra le più belle del film per animazioni e situazioni,
tanto che considerarlo un prologo è veramente riduttivo.
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